4 febbraio, a Roma ci svegliamo con la neve sui balconi e per noi romani poca differenza passa con lo stato di calamità naturale descritto da Emmerich - maestro del disaster movie - ne "L'alba del giorno dopo", dove un fighissimo Dennis Quaid si armava con tenuta da temperatura polare per salvare il figlio, rifugiatosi nella Biblioteca Pubblica di New York.
Il mio affezionato omino Coop, che tutti i venerdì mi riempie la casa di viveri per affrontare weekend e settimana successiva, ieri è stato impedito dalla tormenta ad assolvere il suo impegno settimanale.
La cena si è risolta con il solito nipponico take away; ormai i livelli di fosforo e mercurio nei miei tessuti superano il dosaggio raccomandato dall'OMS. Sospetto un principio di mutazione genetica causata da un esagerato consumo di pesce crudo: i polmoni diventano branchie, le palpebre si abbassano come quelle di una cernia e la mia predisposizione ai contatti umani è sempre più paragonabile alla socievolezza di una murena. Decisamente kafkiana, ma mentre il povero Gregor Samsa si trasformava suo malgrado in uno scarafaggio, io mi alieno volontariamente dal resto del mondo, continuando a preferire i pic-nic sul tappeto di casa, a base di vino bianco e sushi, a qualsiasi evento vagamente mondano.
Questa mattina il vuoto biancore del mio frigorifero non era romantico come la coltre di neve posata sugli abeti ed i prati fuori dalla mia finestra ed anche io mi facevo prendere dal panico da imminente fine del mondo.
Presa dall'urgenza di organizzare immediatamente gli approvvigionamenti, nella mia migliore interpretazione della moglie risolutamente "spaccamaronidisabatomattina", alzati di un paio di decibel i melodiosi toni della mia voce, incitavo Il Rugbysta a darsi una mossa e a procacciare cibo, non dimenticando vino bianco, patè ed appetizer vari. Il Rugbysta Pigiamato, impegnato a risolvere l'ennesima crisi nel mercato mondiale delle comunicazioni satellitari, spegneva il computer ed investito del primitivo ruolo di cacciatore, liberava il carrello della spesa dai ghiacci che lo avevano saldato al balcone della cucina e si preparava per la missione. Questo circa 3 ore fa.
Nell'ultimo contatto telefonico mi ha informato che il supermercato era stato preso d'assalto, aveva perso i guanti nel tentativo di afferrare una bottiglia di latte, ma era riuscito a smarcare una vecchia davanti al banco del pane, conquistando l'ultimo filone di casareccio. Purtroppo le uova erano finite, ma aveva riempito il carrello di pistacchi e salatini.
In ansiosa attesa del suo ritorno - sperando che al supermercato locale abbiano del vino decente e non solo Turà e Tavernello - mi concedo un attimo di riflessione sull'argomento proposto da Riccardo Rossi nel suo ultimo post "Cosa le donne amano degli uomini".
Caro Riccardo, le donne non pensano agli uomini come a dei figli; alle donne piacciono i cacciatori ed i cavalieri (cfr. "Non chiamarmi Ciccia" del 22 dicembre 2011) e, non ti lasciar ingannare, nessuna ha l'intenzione di finire a fare solo la mamma o peggio la badante.
Sotto le sembianze di "spaccamaroni mascherate" noi siamo tutte Principesse.
sono arrivato in fondo in apnea. non è stato facile leggere ma impossibile distrarsi per respirare.
RispondiEliminatnx
a presto.
francesco
non vorrei averti sulla coscienza...ma come mai mi sei in ritardo di una settimana?! Flo
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